Una riflessione a proposito del secondo volume della Storia dei Mediterranei

di Francesco Tiboni

Quando si parla del Mediterraneo dell’età Medievale e moderna, in particolare alla sua dimensione navale, il pensiero corre subito alla grande epopea delle Repubbliche Marinare, alle avventure marittime legate alle crociate ed allo scontro tra quello che sarà il nucleo dell’Europa moderna e la civiltà araba, così come ad alcuni eventi chiave quali la battaglia di Lepanto o al dominio commerciale di Venezia vero l’Oriente. Tutti questi avvenimenti, queste storie e queste grandi avventure trovano però la loro radice in quella che ci piace definire la quotidianità della marineria, fatta di maestri d’ascia dal genio indiscusso, di artigiani fonditori e di piccoli e grandi comandanti di imbarcazione di cui, ancora una volta grazie all’archeologia, in questo volume abbiamo ritenuto utile parlare.

Il filo conduttore dei diversi interventi di archeologia navale che compongono questo secondo capitolo della Storia dei Mediterranei è infatti questo, la volontà di gettare una luce su alcuni aspetti minori, attraverso studi riassuntivi e casi monografici, della marineria medievale del nostro mare. Si tratta, giusto dirlo fin dall’inizio, di elementi che a volte possono sembrare un po’ spigolosi, forse complicati, ma proprio in questa loro particolarità risiede l’essenza della ricerca che è alla base di questo lavoro. Non è un caso che la nostra narrazione archeologico-navale si apra con un bellissimo resoconto di come la tecnologia della costruzione navale di questo periodo abbia trasformato, nel volgere di pochi secoli, quella che era la grande tradizione antica nel nucleo fondante della costruzione navale moderna. Senza i maestri d’ascia Mediterranei di questi secoli, infatti, anche le grandi potenze marittime che tra il XVI ed il XIX secolo conquisteranno gli oceani e daranno forma alla navigazione moderna non sarebbero esistite.

Il Mediterraneo, dunque, come cuore pulsante di una serie di piccole e grandi trasformazioni nei modi di costruire, di sfruttare la risorsa mare ed i territori che su di essa si affacciano, di armare e utilizzare le navi per il commercio e la guerra che permetteranno ai navigatori di superare il tempo ed entrare nella modernità. Il percorso di ricerca che abbiamo sintetizzato nel volume tocca alcuni nodi fondamentali, in primis il Tirreno e l’Adriatico, per muoversi fino alle coste di Israele e fornire elementi utili a comprendere la splendida complessità della materia. Si tratta spesso di piccole storie, come quella del relitto di Gnalic o degli eventi che all’alba della modernità toccarono il porto di Akko, tutte raccontate sapendo che tassello dopo tassello il quadro complesso della marineria mediterranea del periodo medievale e moderna può prendere forma. Il viaggio si chiude poi con uno degli eventi che tocca da vicino l’Italia e l’Europa, la battaglia di Lissa, ultimo avvenimento della guerra marittima di tradizione velica e punto di passaggio verso la nuova arte della guerra sul mare.

Siamo particolarmente felici dell’esito di questo volume, nel quale il lettore troverà contributi di altissimo profilo soprattutto grazie ai tanti amici e ricercatori che, uniti da quell’elemento liquido che oggi come non mai deve essere considerato un legante indissolubile e non un confine che separa le civiltà, hanno voluto sintetizzare in queste pagine anni di ricerca sul campo convinti che la possibilità di condividere con il pubblico gli esiti delle loro attività rappresenti la chiave per fare sì che ognuno possa innamorarsi della nostra tradizione marittima e navale, comprendendone anche gli aspetti più insoliti.